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Le proposte di Rebeldìa sul regolamento dei Beni Comuni proposto dalla giunta pisana.

 

PD: PISA CITTA’ DI PACE ADDIO

Sono lontani i tempi di "Pisa città per la pace e per i diritti umani", le manifestazioni col patrocinio e il sostegno congiunti dell'Università di Pisa, il Dipartimento Identità culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Comune di Pisa, la Provincia, la Regione Toscana, l'ARSIA, Slow Food e il Segretariato Sociale della RAI. La Campagna Territoriale di Resistenza alla Guerra Area Pisa-Livorno e i pisani tutti col consiglio comunale di giovedì 8 giugno hanno dovuto prendere atto della svolta di fatto a 180° del PD. Nel passato il PD si univa a tutti i cittadini nella richiesta agli USA di restituzione della base di Tombolo alla città: così si espresse inequivocabilmente il Consiglio comunale nel gennaio 2007. Oggi il PD sostiene il progetto di potenziamento della base militare di Tombolo, votando un proprio ordine del giorno in consiglio e bocciando gli altri. Questo potenziamento – com’è ben chiaro - non è fatto coi metri quadrati o gli impiegati, ma con la nuova infrastruttura ferroviaria e l’ampliamento delle vie d’acqua (sul canale dei Navicelli sarà realizzato anche un nuovo ponte girevole) di collegamento col porto di Livorno, dove è stato inaugurato a fine marzo un servizio di trasporto di armi con tre navi della classe Liberty - 200 m. lunghezza, 36 m. larghezza, 57.030 tonnellate di stazza lorda - da Livorno ad Aqaba e Gedda, porte sul teatro di guerra mediorientale.
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Parziali Mondiali rebeldi

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L'AMARO PARTIGIANO ARRIVA A PISA IL 20 GIUGNO

amaroloca.jpgL'AMARO PARTIGIANO ARRIVA A PISA IL 20 GIUGNO AI Mondiali Rebeldi:
PRENOTA LA TUA BOTTIGLIA RESISTENTE!

All'interno dell'iniziativa "Lavoro Vivo - Occupare, Resistere, Riattivare” che si svolgerà martedì 20 giugno alle 18:30 presso il campo sportivo di Pisanello, ospiteremo un'esclusiva distribuzione dell'Amaro Partigiano, un liquore “naturalmente di parte” nato dalla collaborazione tra la fabbrica recuperata Ri-MAFLOW di Trezzano sul Naviglio e gli Archivi della Resistenza di Fosdinovo.

A margine della tavola rotonda con lavoratori e lavoratrici impegnati nella lotta per la riattivazione del proprio luogo di lavoro delocalizzato, svenduto, disattivato, deprivato di diritti e dignità, potrete scoprire la storia di questo distillato.

Amaro Partigiano è realizzato con le erbe provenienti dai boschi resistenti della Lunigiana, prodotto da uomini e donne che si stanno riappropriando di un'idea e di una pratica del lavoro fondata sull'autogestione, sulla democrazia interna, su un concetto di produzione che promuova la sovranità alimentare.

Amaro Partigiano vivifica la memoria, crea lavoro dignitoso, connette i territori.

La partita di bottiglie di Amaro Partigiano che arriverà a Pisa il 20 giugno non sarà infinita, perciò vi consigliamo caldamente di prenotarvi con una mail a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o scrivendo a 3384601861, specificando il numero di bottiglie desiderate. Qualora foste impossibilitati/e a ritirare la bottiglia martedì 20, potrete farlo nei giorni successivi presso il circolo di Pisanello.

Il costo della bottiglia è di 15 euro, che finanzieranno l'allargamento del liquorificio all'interno della Rimaflow, il festival “Fino al cuore della rivolta” e il Museo Audiovisivo e della Resistenza di Fosdinovo.

Sostieni Amaro Partigiano! www.amaropartigiano.it

 

Regolamento dei Beni comuni: le proposte del Progetto Rebeldìa.

Dopo il rifiuto da parte della prima commissione consiliare di audire le associazioni del territorio, il Progetto Rebeldìa ha presentato alcuni emendamenti imprescindibili al “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani di Pisa”. Nonostante le nostre proposte siano il frutto di riflessioni ed esperienze accumulate negli ultimi anni insieme ad altre realtà cittadine, non possiamo nascondere che il tempo definito per la proposta di modifiche è stato poco e di facciata.

Il testo approvato in giunta è lacunoso, come fin dalla sua pubblicazione abbiamo provveduto a far notare, cercando invano un'interlocuzione. Abbiamo dunque elaborato alcune proposte di modifica illustrate e accompagnate da una relazione che ne motivi le ragioni. L'intervento massiccio e sostanziale si è reso necessario per l'evidente inadeguatezza di un regolamento che sulla carta dovrebbe ispirare un percorso per la gestione condivisa dei beni comuni, ma che nella sostanza invece è ben accorto a ledere il meno possibile lo status quo, nell'ottica di fornire a chi detiene il potere uno strumento ben 'temperato' per tessere e rinforzare nuove e vecchie clientele.

Basti scorrere le lacune per le quali gli emendamenti proposti rappresentano appena un lenitivo per cogliere appieno la sostanza difettevole del Regolamento:

- la tutela delle generazioni future, obiettivo fondante di qualsiasi cura dei beni comuni risulta completamente assente e va ricompresa e valorizzata in maniera esplicita.

antirazzismo, antisessismo e antifascismo dovrebbero essere alla base delle relazioni di condivisione, ma sono totalmente dimenticati;

- nessuna attenzione all'autogestione dei Beni comuni, con una evidente svalutazione del meccanismo assembleare e delle forme di consenso democratico che virtuosamente superano i meccanicismi del voto nella gestione di un patrimonio fondamentale come i Beni comuni.

- nessuna valorizzazione sostanziale della soggettività autonoma, individuale e collettiva delle persone, ridotte nel regolamento alla categoria di "cittadini", da tempo svuotata da una sua valenza attiva e pervasa da un'ambiguità che poco giova a un discorso che voglia essere veramente inclusivo;

- nessuna valorizzazione dei temi della condivisione e della fiducia reciproca tra individui, a vantaggio di una generica collaborazione di cui i contorni rimangono grigi;

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La partecipazione ai tempi del PD&MDP.

La partecipazione ai tempi del PD&MDP.
L'amministrazione rifiuta ogni interlocuzione sul regolamento dei beni comuni.


È necessario fare chiarezza sul regolamento dei beni comuni. L'amministrazione, per mano dell'assessore alla cultura Ferrante, rivendica un percorso partecipativo, quando in realtà sono stati i consigli territoriali di partecipazione (CTP) gli unici soggetti informati del processo di elaborazione del documento; si è trattata di un'interlocuzione in cui la cittadinanza è stata marginalizzata, un dialogo aperto soltanto a organi nominati da quei partiti che siedono in consiglio comunale. E come se non bastasse, nel momento in cui il Regolamento è diventato pubblico, è stata negata qualsiasi forma di ascolto e condivisione a tutte quelle realtà che intendevano esprimere opinioni e critiche. La maggioranza ha persino rifiutato la richiesta di audizione in commissione avanzata da noi e altre associazioni, questa sarebbe la 'partecipazione'.

L'assessore ha persino affermato che la stesura del Regolamento è una buona idea in sé e per sé, a prescindere da chi la propone, e come tale deve essere portata avanti senza indugio, senza 'cappello'. 

Allora ci chiediamo come mai i progetti sui beni comuni avanzati in tutte questi anni al comune dal Municipio dei Beni Comuni sull'ex-Colorificio, sulla Mattonaia, sul Distretto 42 solo per fare alcuni esempi sono state non solo ignorati ma anche repressi, come mai la proposta avanzata nel dicembre 2013 dallo stesso Municipio dei Beni comuni per l'elaborazione di una regolamentazione partecipata dei beni comuni non ha mai ricevuto risposta? Come mai alla ripresa dell'argomento (metà 2015) l'amministrazione si è trincerata nei CTP? Perché non si è confrontata con “le numerose esperienze di azione diretta dei cittadini, singoli o associati, per la cura della città che sono presenti nella storia amministrativa del Comune di Pisa”, come recita la delibera che dovrebbe accompagnare l'approvazione del regolamento in consiglio comunale? Come mai, ora e solo ora, a metà del 2017, si sente l'urgenza di chiudere in tutta fretta la discussione, tanto da non voler nemmeno ascoltare in commissione nessuna realtà pisana che ha mosso critiche al Regolamento?

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Nessuna giustizia senza pace: Pisa [il Progetto Rebeldia] ripudia la guerra

Nessuna giustizia senza pace: Pisa [il Progetto Rebeldia] ripudia la guerra

 

Esiste una Pisa che lavora, che studia, una Pisa di donne e di uomini, di bambine e di bambini, che portano avanti una lunga storia di accoglienza e di solidarietà, che impiegano il tempo della loro vita affinché la dignità dei più deboli sia garantita, senza eccezioni. È quella stessa parte di città che da decenni pronuncia un 'no' categorico alle politiche di guerra e alla militarizzazione coatta del proprio territorio. È la Pisa dell'antimilitarismo come visione del mondo e dei rapporti tra i popoli, la Pisa che non si piega davanti all'ipocrisia della difesa a tutti i costi, la Pisa che sa intravedere dietro la cortina dell'industria e delle politiche di guerra le brutali condizioni di un sistema di governo e di sfruttamento che ha ridotto il pianeta a uno scenario insanguinato senza fine né confini.

Il sangue innocente versato è sempre troppo, e noi non vogliamo essere complici - in nessun modo - di chi lo versa. È fuori dalla storia chi crede ancora oggi che l'aggressione violenta rivolta contro un altro popolo possa ridurre quest'ultimo al consenso nei confronti del più forte. È fuori dalla storia chi in tempi di crisi economica aggressiva, negli anni di un'emergenza abitativa senza pari, di cruente stragi per mare, crede che si possa accordare disponibilità al circuito devastante della guerra, concedendo il permesso (a nome di chi?) ad ampliare questa o quella infrastruttura militare. 

Siamo consapevoli del ruolo strategico svolto dalle infrastrutture pisane nel controllo del Mediterraneo. Una vocazione terribile, che andrebbe recisa senza obiezioni, in nome della sicurezza (vera e non rigurgito della propaganda) di chi in questa parte di mondo vive o ha scelto di vivere. La pace è l'unica via di comunicazione che a noi interessa tutelare, fino in fondo. La terra, gli alberi e i boschi di Tombolo sono un patrimonio comune. Ma prima ancora della concretezza antica degli elementi, in questa sporca vicenda il primo bene usurpato alle cittadine e ai cittadini pisani è stata la consapevolezza. Conoscere, fino alle conseguenze estreme, l'esito di scelte sciagurate condotte sulla pelle di tutti. Non può esserci presunzione di innocenza per questo. L'ombra della militarizzazione è sempre più lunga sulla nostra città. E in nome di cosa le cittadine e cittadini dovrebbero accettare una simile condizione? La sicurezza nazionale? La solidità delle difesa? La guerra al terrorismo? Contenitori troppo spesso vacanti, nei quali si sente l'eco di una menzogna ormai quasi secolare: l'ordine e la sicurezza si costruiscono sulla forza delle armi.

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Mondiali Rebeldi 2017

Dodicesima edizione dei Mondiali Rebeldi:
in campo contro il razzismo!


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Il torneo si disputerà fra 20 squadre a partire dal 6 Giugno presso il Circolo Arci di Pisanello, consolidato ospitante dell'iniziativa. Per l'edizione targata 2017 fasi finali il 2 Luglio presso il Dopolavoro ferroviario in piazza della Stazione, che vide nascere le prime storiche edizioni

Dodici edizioni di gol e trofei, ma soprattutto di calci al razzismo e alla sorda strategia di chi vorrebbe ridurre la presenza migrante sul territorio a un'emergenza. La Pisa antirazzista è pronta a lanciare l'appuntamento più colorato dell'estate, quel Mondiale Rebelde che da più di un decennio custodisce nel suo cuore antico un'idea di condivisione e di scambio sui campetti di calcio. Il 'mondialino' non è solo rincorsa al fatidico pallone, ma un progetto semplice ed essenziale che nel tempo non ha mai smarrito il suo innato talento a mettere insieme le diversità all'insegna del gioco, della festa, del sorriso.

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Continuano le adesioni Rifiutiamo nuove forme di schiavitù

  Anche Unione Inquilini, Pink Riot, Alif, e Possibile - Comitato  Gli spettinati di Possibile Pisa  

si uniscono all'appello rivolto al Comune di Pisa per rifiutare nuove forme di schiavitù 

Rifiutiamo Nuove Forme di Schiavitù.

A partire da Pisa rifiutiamo le logiche del Decreto Minniti e chiediamo che l'amministrazione ritiri la convenzione da poco stipulata con la Croce Rossa che permette di sfruttare il lavoro gratuito dei richiedenti asilo ospiti nelle strutture del territorio. Il lavoro svolto da tutti e tutte, per definirsi tale. deve essere retribuito e tutelato.

 

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Minniti e Orlando dichiara guerra alle città

Il Progetto Rebeldìa e Africa Insieme promuovono un momento di riflessione e organizzazione collettiva sulle ricadute concrete delle nuove disposizioni legislative, che nella città di Pisa si sono manifestate ancor prima che il decreto diventasse legge. La nostra città e la regione Toscana sono state a tutti gli effetti un vero e proprio laboratorio per la messa a punto della lotta al famigerato degrado, dei daspo urbani, dell'istituzionalizzazione del lavoro gratuito per i richiedenti asilo. 

Il protocollo siglato tra comune di Pisa e Croce Rossa Italiana per la creazione di squadre di profughi preposte al mantenimento del decoro (pulizia di strade, piazze, muri, parchi pubblici) ha fatto scuola e ancor prima abbiamo constatato che le aperture delle mura storiche sono state possibili solo grazie all'impiego di quella manodopera a costo zero.
 A Pisa abbiamo vissuto la trasposizione del provvedimento del daspo dagli stadi a quelle piazze in cui si è manifestato dissenso rispetto alle politiche locali e governative; Pisa è stata più volte indicata come luogo ideale per l'apertura di un Centro di Permanenza e Rimpatrio, niente di diverso dai CIE che da sempre contestiamo; nella nostra città la criminalizzazione degli emarginati e delle fasce più deboli della popolazione è stata portata avanti negli anni a colpi di ordinanze e task force punitive. 

Venerdì 19 maggio alle ore 18 presso l'aula multimediale di Palazzo Ricci Elia de Caro dell'associazione Antigone, da anni impegnata nella tutela dei diritti nel sistema penale, e Anna Brambilla, avvocatessa dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, incontreranno la cittadinanza per discutere una legge che promuove la lotta ai poveri e non alla povertà, agli ultimi e non alle cause di disagio socio-economico, a chi esprime dissenso, a chi scappa dalle guerre, dalle persecuzioni, dagli stenti.

Vi invito a partecipare numerosi e a diffondere tra i vostri contatti l'iniziativa
evento fb https://www.facebook.com/events/283375578788645/
dal sito https://www.inventati.org/rebeldia/eventlist/13366.html
 

Campagna territoriale di resistenza alla guerra (Pisa-Livorno)

Viviamo, nell’area Pisa-Livorno, in una delle zone più militarizzate d’Italia.

Sul nostro territorio vi sono:

 

Camp Darby, la base logistica dell’Esercito Usa che rifornisce le forze terrestri e aeree statunitensi nell’area mediterranea, africana, mediorientale e oltre. Nei suoi 125 bunker vi è l’intero equipaggiamento e munizionamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata. Vi sono stoccate anche enormi quantità di bombe e missili per aerei. Non si esclude che tra queste possano esservi anche bombe nucleari. Da qui sono partite le bombe usate nelle guerre Usa/Nato contro l’Iraq, la Jugoslavia e la Libia.

 

Il porto di Livorno, collegato a Camp Darby dal Canale dei Navicelli recentemente allargato per permettere il transito di maggiori carichi di armi. Esse vengono inviate in Medioriente – per le guerre in Siria, Iraq e Yemen – per mezzo di grandi navi statunitensi che fanno scalo ogni mese a Livorno. Quello di Livorno è porto nucleare, dove possono approdare unità militari a proulsione nucleare e anche recanti armi nucleari a bordo.

L’Hub aereo nazionale delle forze armate, nell’aeroporto militare di Pisa, da cui transitano gli uomimi e i mezzi per le missioni militari all’estero. Questo aeroporto, che prima aveva un ruolo tattico circoscritto al territorio nazionale, ha assunto un ruolo strategico, proiettato nei teatri operativi fuori dal territorio nazionale. Dall’Hub nazionale di Pisa transitano anche materiali militari della limitrofa base di Camp Darby.

Il Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose), il primo del suo genere in Italia, costituito alla caserma Gamerra di Pisa, sede del Centro addestramento paracadutismo. Attraverso l’Hub aereo nazionale, i commandos delle forze speciali e i loro armamenti vengono inviati nei vari teatri bellici per operazioni segrete, condotte con forze speciali Usa/Nato. 


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Progetto Caserme: Filippeschi riparte da zero. E procede senza la città.

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Poche ed enigmatiche le dichiarazioni dell'amministrazione comunale sul futuro dell'ormai noto Progetto Caserme, quel protocollo che impegnava Comune, Ministero della Difesa e Demanio nella realizzazione della caserma nuova ad Ospedaletto e la riconversione di ben due caserme (Curtatone e Montanara e Artale) nel cuore storico della città e della Bechi Luserna sulla via Aurelia.

Un'operazione ben nota ai cittadini di Pisa che continuano a sentirne parlare da ben 16 anni. Eppure non molto tempo fa, precisamente il 20 aprile 2017, le dichiarazioni dell'assessora Zambito a riguardo sembrano aver cancellato quell'aurea di intoccabilità  che aleggiava da troppo tempo attorno a un progetto, in definitiva, irrealizzabile. 

Si parla adesso di un nuovo protocollo, che pare preveda la riconversione a uso civico per Artale e Distretto, l'abbandono della costruzione della nuova caserma a Ospedaletto e dei progetti sulla Bechi Luserna, che rimane al Ministero della Difesa.

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